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I fiori di Bach tra adattamento e attivazione – M. Rossi, M. Setti

I fiori di Bach tra adattamento e attivazione – M. Rossi, M. Setti

RIASSUNTO
Con il presente lavoro abbiamo inteso chiudere la pluridecennale discussione relativa all’esistenza, o meno, di una qualsivoglia potenziale
“attività” inerente ai rimedi floreali del Dr. Bach.
Venendone qui dimostrata la possibilità di poter significativamente influenzare, rispetto a quanto normalmente avviene in natura – ed è facilmente
riproducibile in laboratorio – la disposizione strutturale di alcune particelle cristalline elementari in corso di deposito da una sospensione
in mezzo acquoso (deposito guidato dalla forza di gravità terrestre e dalle reciproche interazioni particella-particella), viene loro riconosciuto,
in un certo senso “a dispetto” della risaputa mancanza di ogni rintracciabile “sostanza” al loro interno, lo status di agente attivo; più
specificatamente ultradebole ed in senso squisitamente positivista, in quanto non (o non ancora) misurabile.
Al contempo viene qui riconosciuta, ai fiori di Bach, una attività differenziale, dal momento che i risultati variano (pur all’interno di un certo
comune ambito) da rimedio a rimedio.
Questa variazione individuale, entro uno stretto gruppo di appartenenza, si accompagna ad una differenziale modalità di influenza sul diverso
substrato materiale al quale possono essere applicati.
Si ripropone, pertanto, a diverso livello (ossia in ambito di esperienza di laboratorio) lo stesso sistema ternario interattivo: fiori di Bach, substrato
di applicazione, ambiente comune ai primi due componenti (in questo caso dominato da una predeterminante specifica: la forza di gravità),
posto alla base della floriterapia.
È d’obbligo, ancora una volta ed analogamente a quanto già fatto in occasione di una nostra precedente nota a questo stesso riguardo, segnalare
la diversità di categoria d’appartenenza tra l’ambito terapeutico e quello sperimentale agente su di un substrato cristallino preindividuato
come oggetto-soggetto d’applicazione dell’esperienza stessa.
Tuttavia i risultati ottenuti con l’analisi diffrattometrica, mettendo in luce una doppia modalità interattiva, che potremmo definire sia “adattiva”
che “di contrasto” nei confronti delle forze naturalmente dominanti sul substrato, tendono di fatto a far coincidere la interpretazione
scientifica delle nostre osservazioni con le intenzioni cliniche del floriterapeuta.
In ultima istanza con lo stesso “meccanismo d’azione”, riequilibrante gli eccessi od i difetti delle risposte individuali all’ambiente , postulato
per i rimedi floreali.
Al di là di tale tendenza, resta il fatto di dover, da adesso in avanti, indirizzare gli sforzi di indagine esclusivamente verso la ricerca clinica,
avendo qui ricondotto e liquidato, in campo prettamente galileiano, la primigenia opposizione verso i fiori di Bach: quella che li voleva associati
solo al “presunto esoterismo” dilagante per moda momentanea od all’ambito “fideistico” soggettivo.

M. Rossi
Geochimico;
Guna S.r.l. via Palmanova, 71
Milano

M. Setti
Geostrutturalista;
Dipartimento di Scienze della Terra,
Università degli Studi di Pavia.
Via Abbiategrasso, 209 – Pavia

Atti del I congresso nazionale AMIF

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