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Fiori di Bach: diversi livelli di applicazione all’insegna della libertà

Fiori di Bach: diversi livelli di applicazione all’insegna della libertà

Esistono molte definizioni e anche un po’ di confusione su che cosa sono i fiori di Bach, sulle loro modalità di utilizzo e sul ruolo del terapeuta. Sicuramente, ha contribuito alla situazione, la mancanza di una regolamentazione sull’esercizio delle terapie naturali e dei relativi rimedi.

Innanzitutto, per Fiori di Bach si intende un sistema terapeutico chiuso, composto di 38 essenze floreali singole e da un’essenza composta formata da 5 rimedi (Impatiens, Star of Bethlehem, Rock Rose, Clematis e Cherry Plum) il cui nome originale è Rescue Remedy.

Il sistema è stato creato da Edward Bach, un medico inglese tra il 1928 e il 1935. Il suo intento era di creare un metodo semplice e naturale, facilmente utilizzabile da chiunque, per curare le malattie partendo dal presupposto che esse sono il risultato di un conflitto interiore. In particolare, era convinto che l’atteggiamento emotivo svolgesse un ruolo chiave nel mantenimento della salute e nel superamento delle malattie, opinione oggi condivisa anche da molti medici. I 38 rimedi, da lui scoperti, agiscono dunque ciascuno per uno specifico stato emozionale e mentale che, quando in squilibrio, oltre ad essere fonte di disagio può dare origine, col passare del tempo, a veri e propri disturbi fisici. I Fiori di Bach agiscono nella direzione di aiutare la persona, non a reprimere gli atteggiamenti negativi, bensì a trasformare questi ultimi nel loro lato positivo, stimolando il potenziale di autoguarigione presente in ciascuno di noi.

 “La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto. E’ la completa e armonica unione di anima, mente e corpo; non è un ideale così difficile da raggiungere, ma qualcosa di facile e naturale che molti di noi hanno trascurato” (Bach, 2002)

Inoltre, i Fiori di Bach sono molto di più che uno strumento terapeutico, il loro fine ultimo, o iniziale.., è quello di permettere a ciascuno di sviluppare appieno il proprio potenziale, di apprendere e di migliorare il proprio Essere in questa vita che Bach chiama “giorno di scuola”. In questo senso i rimedi, non solo aiutano a prevenire le malattie, ma permettono alla persona di dare e di ottenere il meglio di Sé.

Dietro l’apparente semplicità dei Fiori di Bach, esiste dunque un fine profondo e complesso. Difficile da ottenere con altri rimedi o altre tecniche.

Si capisce dunque l’enorme interesse che questo metodo ha suscitato non solo tra le persone comuni, ma anche tra terapeuti, medici, psicologi. Penso che per nessun altra tecnica si trovi una letteratura così ampia e disponibile a chiunque!

D’altra parte il dott. Bach dice anche:

“Nessuna scienza, nessuna conoscenza è necessaria, a parte i semplici metodi qui descritti; e trarranno i maggiori benefici da questo Dono di Dio coloro che lo manterranno puro com’è; libero da scienza, libero da teorie, perché in Natura tutto è semplice.” (Bach, 1991)

Ma allora qual è il miglior modo di utilizzare i fiori di Bach? E’ necessario un terapeuta, o si può fare da soli? Si devono intraprendere corsi e master approfonditi o basta leggere qualche scritto di Bach?

Una delle cose che maggiormente ho apprezzato di questa sistema è la libertà terapeutica che offre e l’ampia possibilità di autonomia. Ritengo dunque che ognuno possa e debba utilizzare i Fiori come meglio si addice alle proprie esigenze.

Alcune persone utilizzeranno solo il Rescue Remedy, per le situazioni acute e di emergenza, altri praticheranno l’autoterapia, oppure inizieranno a scegliere i rimedi per i propri cari, altri avranno bisogno dell’aiuto di un terapeuta per orientarsi tra i vari rimedi. Alcuni saranno più interessati a risolvere problemi momentanei, altri vorranno intraprendere un vero e proprio percorso spirituale alla scoperta della propria vera natura e delle proprie potenzialità.

Ecco una sintesi dei principali livelli di applicazione della terapia (Orozco, 2007) :

Quando si può decidere se l’autoterapia è ancora sufficiente, oppure se è necessario chiedere un aiuto ad un terapeuta?

La Scheffer (2006) è molto chiara su questo punto. Premesso che normalmente l’autoterapia è più indicata per situazioni acute e stati transitori, mentre per problemi di lunga durata è più opportuno rivolgersi ad un terapeuta, in ogni caso, a volte dopo un periodo di autotrattamento soddisfacente ci si potrebbe trovare in una fase di stallo.

Per esempio, dopo avere provato diversi fiori per combattere il senso di inferiorità, la propria autostima continua a rimanere scarsa. A questo punto può essere di aiuto un colloquio con un terapeuta che vede il problema da un’altra prospettiva e che conosce alcune sfumature dei fiori che possono non essere note.

Comunque sia, il messaggio che spero di avere trasmesso è che un percorso con i Fiori di Bach, in qualunque modo lo si intraprenda, con un terapeuta o meno, è un percorso di libertà, armonia e consapevolezza.

Bibliografia
Bach, E. (1991). I dodici guaritori e gli altri rimedi–. Guarire con i fiori (Ipsa Editore, Palermo 2001).
Bach, E. (2002). Le opere complete. Macro Edizioni.
Scheffer, M., & Mamula, I. (2006). Uso pratico dei fiori di Bach. Editori associati.
Ricardo Orozco (2007). Flores de Bach hoy: una terapia en auge

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