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I Fiori di Bach sono pericolosi?

I Fiori di Bach sono pericolosi?

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Ho trovato interessante questo articolo di Ricardo Orozco relativamente alla presunta pericolosità dei fiori di Bach perché spiega molto bene il funzionamento delle essenze floreali e il rapporto tra paziente e terapeuta.

Ecco la traduzione delle parti più significative.

“E’ normale, quando si scopre uno strumento nuovo, o relativamente nuovo, cercare di comprenderlo secondo le logiche esistenti. In altre parole, i fiori di Bach non possono non essere visti, ad esempio, secondo l’ottica dei farmaci allopatici o omeopatici.

La similitudine con i farmaci allopatici implicherà allora i concetti di incompatibilità, di effetti collaterali e anche di controindicazioni. Per chi conosce poco o nulla dei Fiori, questo è il modo di ragionare più logico e semplice, ma colpisce quando invece viene adottato anche dagli esperti del settore.

A mio modo di vedere, la cosa più importante è comprendere che le essenze floreali non sono principi attivi: significa che non esiste una molecola (o un gruppo di atomi) con un’azione specifica, come nel caso di un farmaco o di un prodotto fitoterapico. Per esempio, se ingeriamo 10 mg di diazepam, ci addormentiamo. Quindi esiste una relazione causa-effetto evidente tra l’ingestione del farmaco ed il suo potere rilassante, o meglio ipnotico.

Invece, se prendiamo una specifica essenza floreale, non possiamo dare per scontato un effetto simile. Perché?

Perché i fiori non apportano un’informazione fisica, ma energetica o vibrazionale, essendo dei catalizzatori di un’informazione già esistente dentro di noi.

Io li vedo come uno strumento per riaprire una comunicazione che, in qualche modo, si era bloccata. Questo blocco, il dott. Bach lo chiamava “conflitto tra l’anima e la personalità”.

Cioè una disarmonia, uno squilibrio che nel tempo si può cristallizzare in una malattia, a meno che non vi sia posto rimedio.

Credo che quanto detto sopra, sia fondamentale per capire che non si può parlare di “Fiori pericolosi o inadeguati” o presupporre che una persona potrebbe non essere preparata per il messaggio contenuto nelle essenze, semplicemente perché esse non fanno altro che sbloccare una informazione già presente.

Forse una persona non è sempre disposta ad ascoltare i messaggi della propria anima?

La risposta è ambivalente: si e no. Tanto ambivalente come la nostra stessa natura.

Esiste dunque una parte sottile, desiderosa e sempre pronta a ricongiungersi con l’anima. Però senza dubbio si deve parlare anche dell’altra: quella parte della personalità che si ribella quando il messaggio canalizzato dalle essenze le ricorda che deve tornare a farsi guidare dalla propria anima.

E’ questo, che sempre secondo il mio modo di vedere, può generare quel disagio e quelle mobilitazioni che i terapeuti poco esperti che percepiscono come “fastidiosi effetti collaterali o negativi”.

In realtà, questi episodi possono verificarsi in qualunque terapia che va al nocciolo del conflitto. Infatti, non è necessario prendere alcunché per entrare in crisi o sperimentare una catarsi e questo gli psicoterapeuti lo sanno molto bene. In realtà la vita stessa ci mobilita, semplicemente uscendo in strada.

La differenza è che con una terapia floreale ben gestita, con un setting terapeutico competente, queste prese di coscienza, a volte dolorose, diventano estremamente utili e costruttive. O, quantomeno, il paziente sarà accompagnato da un terapeuta che capisce e accetta processi umani.

A questo punto, dobbiamo insistere sul fatto che, discutere se il paziente ” è pronto ” o meno a  crescere e migliorare, è quanto meno paternalistico.

E c’è anche un’altra questione: il fatto di trattare le incompatibilità tra i Fiori deriva dalla farmacologia pura e dura ed è piuttosto curioso.

Credo che uno dei problemi fondamentali avvenga quando il terapeuta non si colloca come collaboratore del paziente e del cliente, ma, erroneamente, si eleva a supposto artefice e protagonista della terapia e, pertanto, come presunto responsabile delle emozioni del paziente: “ti do questo Fiore perché succeda questa o quell’altra cosa”, come se non fosse il paziente stesso responsabile della gestione delle proprie emozioni.

Inutile dire, che quest’approccio è inadeguato, perché solleva il cliente dalle proprie responsabilità nella gestione di sé e pone il terapeuta e la sua “capacità formulatoria” nell’occhio del ciclone. Così, se il paziente sta bene, il terapeuta è un genio come Leo Messi, se sta male, il problema è che non ha azzeccato la combinazione . Quindi, il terapeuta può passare da genio a idiota che “non sa nulla ” con sorprendente facilità.

Ma forse la cosa peggiore è quando il terapeuta proietta le sue paure su alcuni fiori del sistema. In questo senso, quelli che sono stati maggiormente oggetto di proiezione sono Agrimony e Star of Bethlehem: due Fiore chiave del sistema. Ma qual è il messaggio implicito quando un terapeuta dice che Agrimony o un altro Fiore è pericoloso?

Molto semplice : << Ho paura delle mie emozioni … e quindi di quelli degli altri >>.

Non sarebbe più logico e onesto intraprendere un lavoro personale prima di situarsi di fronte ad un paziente o almeno farsi supervisionare i casi?

In che momento il terapeuta è diventato una sorta di apprendista stregone che crede di avere il potere di evocare o scatenare le forze dell’inferno sul povero cliente? Non risulta questo come minimo eccessivamente egocentrico o presuntuoso ? Che colpa hanno i Fiori dei nostri limiti personali?

Un terapeuta deve essere pronto a trasmettere al proprio paziente fiducia e rinforzo nel processo che quest’ultimo ha scelto di intraprendere .

I terapeuti floreali non sono né guide, nè guaritori ma solo collaboratori,  accompagnatori temporanei, in un processo scelto dal proprio cliente.

Come dice la mia amica e collaboratrice Carmen Rosety , i terapeuti sono tassisti che guidano il paziente dove vuole andare perchè, in effetti, il vero navigatore o GPS ce l’hanno loro e non è altro che l’anima.”

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